Come preannunciato ho da poco terminato
la lettura del terzo ed ultimo capitolo della trilogia di Millenium
scritta da Stieg Larsson e già qui mi sento di esprimere una prima
considerazione sul fatto che nonostante l'opera di Larsonn venga
comunemente definita una trilogia, si nota una certa discontinuità
tra il primo volume e gli altri due. Tanto per cominciare la trilogia
raccoglie due storie ben distinte, ancorché accomunate da parte dei
personaggi. La prima, come ho avuto modo di commentare nel rispettivo
post, ha molti elementi che richiamano il classico giallo e parla
dell'indagine affidata al giornalista Mikael Blomkvist per fare luce
sulla scompara della nipote di un vecchio industriale. La seconda,
distinta anche cronologicamente in quanto ha inizio ad un anno di
distanza dalla precedente, occupa due libri, ha molto più in comune
con il genere poliziesco e di spionaggio e vede come protagonista la
fuori dal comune Lisbeth Salander.
Nel terzo volume si riparte esattamente da dove ci si era fermati ed essendo questo il capitolo conclusivo finalmente il lettore potrà soddisfare tutte le sue curiosità sui misteri ancora in sospeso della vita della giovane hacker. E' difficile parlare del volume finale senza anticipare troppo a chi ancora non ha avuto il piacere di leggere i precedenti romanzi, ma posso senz'altro affermare che l'ho trovato all'altezza delle aspettative. Ricorrono gli stessi temi già affrontati nei lavori passati dall'autore e, primo su tutti, quello della violenza, in tutte le sue forme, sulle donne a partire dagli abusi sessuali, per passare allo stalking fino alla discriminazione sul lavoro. Paladino ed (anti)eroe del cosiddetto sesso debole è proprio Lisbeth, che dimostra di essere al contrario assai forte, tanto che questa sua caratteristica risalta in qualche modo persino sul livello fisico dove riesce a gestire situazioni in cui proprio la forza bruta sembrerebbe l'unica via d'uscita. Altro tema ricorrente, e in questo ha giocato un ruolo fondamentale l'esperienza di Larsson come esperto del fenomeno, è la presenza di gruppi o singoli personaggi esponenti delle ideologie di destra estrema: ne La regina dei castelli di carta troviamo una sezione deviata dei servizi segreti la cui linea di condotta ricorda parecchio quella del colonnello Nathan R. Jessep in Codice d'onore, se l'avete presente.
E' un vero peccato che Larsson ci abbia lasciato pochi anni fa, privandoci di tutti quei personaggi per i quali nell'ultimo mese avevo cominciato a nutrire molta simpatia, comunque, dal punto di vista strettamente letterario, meglio così che vederli piuttosto spremuti in improbabili avventure per cavalcare l'onda del successo ed utilizzati per fini ben poco artistici.
Per concludere la breve recensione sintetizzo il mio giudizio confermando che considero questo, così come i precedenti, un godibilissimo romanzo che non segna una rivoluzione nel suo genere, ma che nondimeno introduce diversi elementi di novità rispetto ad altre opere analoghe. Consigliato.


Appena finito di leggere il secondo
libro della trilogia di Millenium di Stieg Larsson,