Il film di questa settimana ci riporta al tempo della seconda guerra mondiale, nel 1944, ma non è ambientato nei grandi teatri di battaglia tra nazisti e alleati, bensì nelle campagne dell'Emilia. Nei titoli di coda viene specificato che i personaggi rappresentati sono inventati, ma che i fatti invece sono reali, affermazione che ho scoperto essere non del tutto precisa in quanto alcuni dei personaggi sono invece realmente esistiti. La situazione in cui si è trovata la popolazione rurale nelle campagne bolognesi e i tragici avvenimenti scaturiti da essa sono raccontati seguendo una bambina di otto anni, Martina, muta dalla morte del fratellino, e che vive, insieme alla sua famiglia, l'attesa dell'arrivo di una nuova vita che sta crescendo in grembo a sua madre. Purtroppo, l'aiuto, in maggior parte per convinzione, ma anche perché alternative non ve ne erano, della popolazione fornito dai contadini alle brigate partigiane provocherà una delle più spietate rappresaglie che i nazisti abbiano messo in atto durante il secondo conflitto mondiale che porterà all'uccisione di centinaia di civili, in maggioranza donne, vecchi e bambini e che è ricordata con il nome di strage di Marzabotto.
L'opera tratta un tema a mio parere assai difficile da raccontare senza cadere nella trappola di lasciarsi andare a facili rappresentazioni ideologiche in cui un'estremizzazione dei personaggi porterebbe a una visione manicheista della situazione ben lontana dalla realtà inficiando quello che a mio parere dovrebbe essere il maggior pregio per un film di questo genere, e cioè saper raccontare i fatti con arte, ma mantenendosi aderenti agli accadimenti storici, affinché la pellicola assuma anche la funzione di testimonianza degli eventi narrati. In questo caso l'impressione che ho avuto, confermata anche da fonti ben più autorevoli e molto più adeguate ad esprimere un giudizio in tale ambito del sottoscritto, è che il rischio sia stato magistralmente evitato, si badi bene però senza per questo voler sottointendere una anche minima equiparazione tra i ruoli avuti da esercito tedesco e resistenza. La ricostruzione è molto plausibile e si ha davvero l'impressione di aver avuto la rara possibilità di gettare uno sguardo su una realtà oramai scomparsa, ma che non per questo si sente lontana. A contribuire alla riuscita senza dubbio c'è anche la scelta, per fortuna mantenuta nella versione che ho avuto l'occasione di vedere, di lasciare i dialoghi in dialetto bolognese con l'ausilio di sottotitoli. L'interpretazione del cast è molto al di sopra della media, in particolare molto buona la performance della giovanissima protagonista. Ho molto apprezzato anche la fotografia e l'ambientazione, sia nella rappresentazione dei boschi e delle campagne, sia per quella degli interni e dei vecchi casolari. Senza dubbio pellicola che vale la pena di vedere. Dal momento che la tragedia oggetto della trama merita un approfondimento, per chi volesse saperne di più, lascio il collegamento alla pagina di Wikipedia sulla strage di Marzabotto.

