Ho deciso di rischiare di passare una
serata mortalmente noiosa andando al cinema da solo a vedere un film
francese, ma la storia mi aveva discretamente incuriosito e così ho
osato: per sapere come è andata leggete il resto della recensione.
La trama: due sorelle, di età molto differente, sono costrette a separarsi quando la maggiore, Juliette (Kristin Scott Thomas), commette uno dei crimini più efferati che si possano concepire, ma che non vi rivelerò, e viene rinchiusa in carcere. Scontata la sua pena di quindici anni, a causa anche dell'intervento dei servizi sociali, Juliette va a vivere con Léa, la sorella minore e con la famiglia di quest'ultima costituita dal marito, il padre che a seguito di una malattia ha perso la parola e le due figlie adottive di origini sudcoreane. Come potete immaginare la pellicola è incentrata sul difficile reinserimento di Juliette nella società civile e soprattutto in un ambiente famigliare, tra affetti, diffidenze, voglia di recuperare il tempo perduto e tutto quanto ne consegue.
Un film che definirei anomalo per la sua provenienza. Senza andare a rivangare i miei giudizi, a volte un po' portati all'estremo, sulle opere di oltralpe, questa pellicola che ben si poteva prestare per la sua natura a essere rappresentata con una serie di caratteristiche che ho riscontrato e detestato in molti altri prodotti della patria della tour Eiffel, riesce invece a dipanarsi con ritmi non serrati, ma senza mai annoiare. Pregevole l'interpretazione di Kristin Scott Thomas nel ruolo di Juliette, tanto che sono un po' tentato di recuperare qualche altro suo lavoro per capire se riesce a mantenere questi livelli anche cimentandosi in altri personaggi. Senza infamia e senza lode il resto del cast e la regia.
Per rispondere all'interrogativo iniziale: non mi sono pentito di essere uscito. Non è stato sicuramente il miglior film visto in rassegna quest'anno e nemmeno il secondo migliore... ma dovendo dargli un voto direi che raggiunge e supera abbondantemente la sufficienza. Alla prossima.

