Devo confessare che ho un po' di
pregiudizi sui film francesi, soprattutto quelli che, come questo,
durano 2 ore e mezza. A volte rifletto sul fatto che non bisognerebbe
mai avere simili preconcetti dettati forse anche da una storica, ma
bonaria, antipatia tra gli italiani e il popolo d'oltralpe; poi però
capita di vedere pellicole come “Racconto di Natale” e
passano tutti i dubbi: faccio solo bene a diffidare dai film di
questa gente che passa il tempo girando in bicicletta con una
baguette sotto l'ascella! Raramente mi vien voglia di abbandonare
prematuramente la visione di un lungometraggio, in genere il mio lato
curioso mi spinge ad arrivare fino in fondo anche quando mi ritrovo
davanti ad un prodotto discutibile, eppure ieri mi sarei alzato
volentieri dopo pochi minuti... l'unico motivo per cui sono restato è
che ero in buona compagnia. Passo comunque a raccontare che cosa mi
sono sorbito per almeno un paio di motivi: il primo è che forse
eviterò a qualcuno di commettere il mio stesso sbaglio, il secondo è
che così nessuno potrà accusarmi di essere il Mollica della
situazione che dà solo giudizi positivi su ogni cosa recensisca. La
storia parla di una riunione di famiglia in occasione del Natale (che
originalità!). I fatti che dovrebbero rendere tutto interessante
sono che, di tre fratelli presenti, due non si possono vedere e con
“non si possono vedere” intendo che la sorella maggiore,
Elizabeth (Anne Consigny), ha ottenuto dal tribunale che il
fratello di mezzo, Henry (Mathieu Amalric) , venisse bandito
dalla sua vita in cambio del saldo di alcuni debiti contratti da
quest'ultimo. La madre dei tre fratelli, Junon (Catherine
Deneuve), soffre di una grave malattia del sangue la cui
unica cura, dai risultati comunque non certi, consiste in un
trapianto di midollo il cui donatore viene ricercato tra i vari
parenti presenti in casa. Il figlio di Elizabeth, Paull (Emile
Berling), soffre di problemi mentali, anche se tutti a
voler guardare in questo film hanno grossi problemi di mente.
Il film è caratterizzato dalla presenza di una serie di elementi che non hanno un senso o che se ce l'hanno il regista non vuole spiegarci ed evidentemente io da solo non riesco a capire. Esempio: ci sarebbe un quarto fratello, morto giovanissimo per problemi analoghi a quelli di Paull, ma nel film, sebbene citato più volte, questa figura non serve a nulla. Esempio numero due: il nipote pazzo ha un paio di allucinazioni, ma perché o che cosa significhino non ci è dato sapere e ovviamente non sono funzionali alla storia. Dal punto di vista della realizzazione tecnica, il discorso non cambia. Il regista si diverte ad usare delle maschere davanti alla telecamera, che definirei all'occhio di bue (in pratica la scena occupa un cerchio racchiuso in una cornice nera), il cui messaggio anche in questo caso mi sfugge. Diverse scene sono buttate lì in mezzo alla narrazione senza un filo logico: cose che una persona sana di mente avrebbe tagliato in fase di montaggio rendendo il tutto più veloce ed indolore. Se proprio proprio devo trovare qualcosa di positivo, si salvano le musiche costituite per lo più da brani classici e jazz, quindi ovviamente non originali.
Giudizio finale: stroncatura completa, evitatelo come la peste.
Nota per i lettori francesi (che saranno dozzine immagino): ignorate tutta la parte sulla baguette e la bicicletta, perché se non fosse stato chiaro stavo solo scherzando.

