Questa settimana è di scena la musica
lirica: il film proiettato alla rassegna è stato infatti “Io,
Don Giovanni”, una coproduzione italo-spagnola tutta incentrata
sul parallelismo tra i personaggi dell'opera di Mozart e i
protagonisti della pellicola.
Il lungometraggio si apre a Venezia, nell'anno 1763, dove un giovane Lorenzo Da Ponte (Lorenzo Balducci), ebreo, è costretto a battezzarsi e a convertirsi alla fede cattolica. La sua gioventù è segnata dalla doppia vita di sacerdote e di libertino appartenente ad una loggia massonica. Venuta a sapere del suo segreto e del fatto che per anni egli è riuscito a far pubblicare clandestinamente dei suoi lavori dai contenuti per nulla graditi alle alte sfere, il tribunale dell'inquisizione lo fa arrestare proprio pochi istanti dopo che costui aveva conosciuto donna Annetta (l'incantevole Emilia Verginelli), e in seguito lo condanna all'esilio. Aiutato da una lettera di raccomandazioni di Giacomo Casanova (Tobias Moretti) e lasciata Venezia, Da Ponte si reca a Vienna dove si presenta a Salieri, musicista che gode dei favori della corte austriaca e dove incontra nientemeno che Wolfgang Amadeus Mozart (Lino Guanciale), che al contrario è costretto a vivere in un'umile dimora e a cercare di sbarcare il lunario dando qualche lezione di musica. A Da Ponte presto viene assegnato il ruolo di librettista per la prossima opera di Mozart, le nozze di Figaro, che ha un grande successo e gli fa guadagnare un certo prestigio. Influenzato anche dal desiderio del suo mentore Casanova, che in Don Giovanni si rispecchia, Da Ponte decide di proporre a Mozart di lavorare di nuovo insieme e di mettere in scena una versione innovativa della storia del famoso libertino. Naturalmente prima della fine molte cose ancora accadranno.
Iniziamo subito la critica con la cosa che mi ha convinto di meno: la sceneggiatura. Secondo me non brilla per originalità e l'idea di usare la contaminazione tra musica lirica e settima arte è già stata sfruttata in passato, cito ad esempio Tosca e le altre. Tutto il resto però sopperisce a questa comunque non gravissima mancanza a cominciare dalla fotografia: le luci sono usate in maniera virtuosa, e sebbene spesso per nulla realistiche, partecipano al gioco del regista Carlos Saura che trasferisce sulla pellicola caratteristiche tipiche del teatro. L'estremizzazione di questo concetto fa sì che, quando lo spettatore meno se lo aspetta, le carrozze si muovano su paesaggi che in realtà sono soltanto dei fondali e che i personaggi camminino in una Vienna dove le strade e le case sono solo dei teli dipinti. A fare da colonna sonora a tutto questo, ovviamente, ci sono pregevolissimi pezzi di musica classica. Per terminare esprimo un buon giudizio anche sull'interpretazione degli attori. Come si può capire da quanto ho scritto, molto consigliato a chi sa apprezzare anche gli aspetti tecnici di un'opera cinematografica e comunque a chi piace il genere storico (ma che sa chiudere un occhio sul rigore della ricostruzione) o anche ai fan, se mi passate il termine, di Mozart.

