Eccovi la recensione del primo film della rassegna estiva in Castello, di cui potete trovare il programma qui, a cui ho assistito. La pellicola in questione è Soul Kitchen, una commedia tedesca del giovane regista Fatih Akin.
La storia ruota attorno ad un ristorante di Amburgo, il Soul Kitchen per l'appunto, ricavato all'interno di una vecchia fabbrica e al cui interno si muovono una serie di personaggi abbastanza fuori dagli schemi. Il gestore del locale di origine greca, Zinos, è combattuto dalla scelta se rimanere a curare il posto su cui ha puntato tutto o raggiungere la sua ragazza giornalista che è partita per la Cina per lavoro. Affidare il posto alla gestione del fratello non è la soluzione ideale visto che quest'ultimo è sempre stato un poco di buono con poca voglia di lavorare e che al momento si trova in regime di semilibertà. Tra tutti gli altri personaggi, troppi per essere elencati qui, merita di essere citato il cameriere che rivoluzionerà il menù dell'improbabile ristorante che considera il suo lavoro una forma d'arte di cui chiaramente ritiene di essere un eccellente esponente. Naturalmente le avversità che si troveranno ad affrontare i protagonisti non saranno poche: tra i problemi di salute, quelli di cuore, i guai con il fisco e l'ufficio d'igiene e la pressione di faccendieri interessati al terreno su cui sorge il locale i problemi per loro sembrano non finire mai.
Le premesse per passare un paio d'ore spensierate ci sono tutte e infatti la commedia è gradevole, il cast riesce a portare in scena una performance più che buona ad eccezione forse del protagonista, secondo me non all'altezza degli altri, e, soprattutto dopo la mezz'ora iniziale, il film acquista via via ritmo e le trovate divertenti aumentano. Purtroppo, a mio parere, l'idea, che offre diversi spunti interessanti, non è sfruttata al massimo, alcune gag non sono del tutto riuscite, e anche la trama contiene un paio di risvolti discutibili perché poco credibili anche per un film di questo genere.
Sintetizzando una pellicola a cui darei un voto più che sufficiente, ma da cui mi sarei aspettato qualcosa di più.

