Lebanon, vincitore del Leone d'Oro come
miglior film alla 66esima Mostra del Cinema di Venezia, è il
secondo film che mi sia capitato di vedere che abbia come oggetto la
guerra del Libano del 1982. Il primo fu Walzer con Bashir di cui ho
già avuto modo di scrivere e che sia per lo stile che per il punto
di vista adottato è comunque molto diverso dalla pellicola che
tratto oggi e al cui articolo
vi rimando qualora foste interessati.
Lebanon parla di un squadra di militari israeliani alla guida di un carro armato che giunge in Libano per dare supporto all'invasione del paese. Ben presto essi si renderanno conto di che cosa sia una vera guerra e si troveranno ad affrontare le situazioni tipiche di uno scenario del genere: dai villaggi rasi al suolo alle vittime e i feriti non solo tra i militari ma anche e soprattutto tra i civili, compresi bambini e donne, e all'obbligo di scegliere tra rinnegare l'ultimo barlume di pietà che rende le persone esseri umani o avere qualche possibilità in più di aver salva la vita lasciandosi andare all'assurdità delle armi.
Devo dire che, data la mia indole razionale che tende a separare la realtà da quello che viene proiettato, raramente mi capita di provare emozioni forti davanti al grande schermo ma in questo caso il regista Samuel Maoz è riuscito a far giungere sino a me un'emanazione dell'orrore della guerra che ricorderò a lungo. La scelta audace di girare tutto il film dall'interno del carro armato, comprese le riprese esterne che sono sempre mediate dal mirino del mezzo blindato, è molto ben riuscita e ha l'effetto di trasmettere allo spettatore un claustofobrico senso di angoscia. Lo stesso carro armato è, che ce ne si renda conto o meno, la metafora degli uomini che lo comandano e così come esso coll'avanzare in territorio ostile si sporca, diventa viscido, disordinato e comincia a funzionare male, lo stesso può dirsi dell'animo delle persone che ne sono alla guida. Anche il lavoro degli attori, essenziale alla buona riuscita del film, date le premesse, è qualitativamente assai buono. Unica critica negativa che mi sento di muovere a questo lungometraggio è forse una piccola mancanza di originalità che non inficia comunque la bontà complessiva dell'opera.
Prima di terminare questo breve post, vi metto a disposizione il collegamento all'articolo di Wikipedia che parla della prima guerra del Libano: http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Libano_(1982).
La visione del film è senza dubbio consigliata, ma soltanto a persone non facilmente impressionabili.

