Dopo che la programmazione della rassegna del Giovedì ha indugiato per diverse settimane su commedie, questo film segna il ritorno al genere drammatico. Il nastro bianco è un'opera di Haneke, che in passato mi aveva già parecchio colpito con La Pianista. La pellicola ha vinto la Palma d'Oro a Cannes ed è candidata agli Oscar come miglior film straniero. La storia si svolge all'inizio del ventesimo secolo in un piccolo paese delle campagne tedesche dove il barone che vi abita, possedendo tutte le terre in zona, ha un'influenza assoluta sulla vita degli abitanti del posto. Nel paese cominciano ad accadere una sequenza di tragici eventi che già da subito si capisce non essere il risultato di sfortunate circostanze. Il quadro è animato da vari personaggi, alcuni dei quali, dietro una rispettabile apparenza, nascondo inquietanti segreti. Troviamo così, oltre al barone, il medico del villaggio, la levatrice e suo figlio disabile, il pastore, padre severissimo, tutti con relativa famiglia e il maestro che racconterà in prima persona i fatti.
La mano di Haneke si nota ed è sempre un piacere trovare in un film una regia che si stacca dai canoni usuali senza però risultare incomprensibile o un puro virtuosismo fine a se stesso. La prima cosa che salta all'occhio è senza dubbio la scelta del bianco e nero, abbastanza inusuale al giorno d'oggi, ma che, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, anziché allontanare lo spettatore dalla storia si rivela al contrario molto riuscita al fine di catapultarlo all'epoca dello svolgimento dei fatti. Le interpretazioni sono di buon livello e in particolare molto apprezzabili quelle degli attori più giovani e anche qui sicuramente entra in gioco la bravura del regista. Molto convincente, per quanto possa capirne io, la ricostruzione storica sia per quanto riguarda l'ambientazione ma anche e soprattutto per la ricostruzione delle dinamiche di un piccolo centro che, in un epoca in cui mezzi di informazione e di trasporto erano privilegi per pochi, ruota tutto intorno alla figura del potente locale che nel suo piccolo è molto più vicino ad essere un re che un barone.
Il mio giudizio globale sull'opera non può che essere molto positivo. Consigliato.

