Eccovi la recensione del primo film della rassegna estiva in Castello, di cui potete trovare il programma qui, a cui ho assistito. La pellicola in questione è Soul Kitchen, una commedia tedesca del giovane regista Fatih Akin.
La storia ruota attorno ad un ristorante di Amburgo, il Soul Kitchen per l'appunto, ricavato all'interno di una vecchia fabbrica e al cui interno si muovono una serie di personaggi abbastanza fuori dagli schemi. Il gestore del locale di origine greca, Zinos, è combattuto dalla scelta se rimanere a curare il posto su cui ha puntato tutto o raggiungere la sua ragazza giornalista che è partita per la Cina per lavoro. Affidare il posto alla gestione del fratello non è la soluzione ideale visto che quest'ultimo è sempre stato un poco di buono con poca voglia di lavorare e che al momento si trova in regime di semilibertà. Tra tutti gli altri personaggi, troppi per essere elencati qui, merita di essere citato il cameriere che rivoluzionerà il menù dell'improbabile ristorante che considera il suo lavoro una forma d'arte di cui chiaramente ritiene di essere un eccellente esponente. Naturalmente le avversità che si troveranno ad affrontare i protagonisti non saranno poche: tra i problemi di salute, quelli di cuore, i guai con il fisco e l'ufficio d'igiene e la pressione di faccendieri interessati al terreno su cui sorge il locale i problemi per loro sembrano non finire mai.
Le premesse per passare un paio d'ore spensierate ci sono tutte e infatti la commedia è gradevole, il cast riesce a portare in scena una performance più che buona ad eccezione forse del protagonista, secondo me non all'altezza degli altri, e, soprattutto dopo la mezz'ora iniziale, il film acquista via via ritmo e le trovate divertenti aumentano. Purtroppo, a mio parere, l'idea, che offre diversi spunti interessanti, non è sfruttata al massimo, alcune gag non sono del tutto riuscite, e anche la trama contiene un paio di risvolti discutibili perché poco credibili anche per un film di questo genere.
Sintetizzando una pellicola a cui darei un voto più che sufficiente, ma da cui mi sarei aspettato qualcosa di più.



Amici del blog, ma soprattutto amiche del blog, un saluto. Per chi come me non è a tal punto appassionato di calcio da seguire tutte le telecronache «serie» delle partite dei mondiali sulla Rai o su Sky, l'appuntamento fisso da ormai molti anni è con le spassose radiocronache della Gialappa's band. Purtroppo la Rai da un po' di tempo sta mettendo in atto delle discutibili politiche editoriali che stanno riducendo la presenza dei tre simpatici conduttori nei palinsesti di Radio2, come già dimostra la soppressione mesi fa dell'altrettanto rituale appuntamento con Rai dire Sanremo. Per fortuna, essendo i mondiali di calcio un evento meno legato alla TV di stato rispetto al Festival di Sanremo, i nostri sono ora profughi sulle frequenze di RTL 102.5 dove commenteranno gran parte degli incontri del torneo. Sperando di aver reso un servigio alla comunità... chi cambia canale questa volta non è un sacripante!
Come ben sanno i lavoratori onesti, questo è il periodo dell'anno in cui il cittadino responsabile dichiara allo stato le sue entrate affinché quest'ultimo possa prelevare in maniera socialmente equa le tasse che gli serviranno a pagare i servizi che esso ci mette a disposizione: assistenza sanitaria, istruzione, realizzazione di infrastrutture e così via. Da un po' di anni a questa parte il contribuente può scegliere a chi devolvere una parte del gettito attraverso i meccanismi dell'8 per mille e del 5 per mille. Mentre per il primo la scelta è circoscritta a poche confessioni religiose oppure allo stato stesso, per il secondo la lista degli enti che possono accedere alla suddivisione è molto più lunga. Sino ad ora mi era capitato di ricevere comunicazioni che chiedevano la mia firma per il 5 per mille solo da associazioni di volontariato o non a fine di lucro: leghe ambientali, associazioni umanitarie e così via.
Il film di questa settimana ci riporta al tempo della seconda guerra mondiale, nel 1944, ma non è ambientato nei grandi teatri di battaglia tra nazisti e alleati, bensì nelle campagne dell'Emilia. Nei titoli di coda viene specificato che i personaggi rappresentati sono inventati, ma che i fatti invece sono reali, affermazione che ho scoperto essere non del tutto precisa in quanto alcuni dei personaggi sono invece realmente esistiti. La situazione in cui si è trovata la popolazione rurale nelle campagne bolognesi e i tragici avvenimenti scaturiti da essa sono raccontati seguendo una bambina di otto anni, Martina, muta dalla morte del fratellino, e che vive, insieme alla sua famiglia, l'attesa dell'arrivo di una nuova vita che sta crescendo in grembo a sua madre. Purtroppo, l'aiuto, in maggior parte per convinzione, ma anche perché alternative non ve ne erano, della popolazione fornito dai contadini alle brigate partigiane provocherà una delle più spietate rappresaglie che i nazisti abbiano messo in atto durante il secondo conflitto mondiale che porterà all'uccisione di centinaia di civili, in maggioranza donne, vecchi e bambini e che è ricordata con il nome di strage di Marzabotto.
Film francese su di un tema molto attuale e cioè l'immigrazione clandestina che in questo caso ha come meta finale la Gran Bretagna, ma che nonostante ciò riguarda da vicino tutti noi.
Premetto subito che non ho molto da dire sul film in rassegna visto ieri sera, Il mio amico Eric, una commedia che vanta la firma alla regia di Ken Loach, ma soprattutto la partecipazione nel ruolo di se stesso dell'ex asso del Manchester United, Eric Cantona.
Segreti di famiglia è un film scritto e diretto da Francis Ford Coppola che per la terza volta si cimenta nel ruolo di sceneggiatore oltre che in quello più consueto di regista. La natura della pellicola è in parte sperimentale tanto è vero che essa, nonostante il grosso nome dell'autore, è stata autoprodotta e non è stata distribuita dalle solite case di distribuzione che in genere pubblicano i suoi film.
Poche settimane fa, per la sezione
cinema ho avuto modo di recensire il film
Lebanon, vincitore del Leone d'Oro come
miglior film alla 66esima Mostra del Cinema di Venezia, è il
secondo film che mi sia capitato di vedere che abbia come oggetto la
guerra del Libano del 1982. Il primo fu Walzer con Bashir di cui ho
già avuto modo di scrivere e che sia per lo stile che per il punto
di vista adottato è comunque molto diverso dalla pellicola che
tratto oggi e al cui
Questa settimana è di scena la musica
lirica: il film proiettato alla rassegna è stato infatti “Io,
Don Giovanni”, una coproduzione italo-spagnola tutta incentrata
sul parallelismo tra i personaggi dell'opera di Mozart e i
protagonisti della pellicola.
Fa piacere trovare film che confutano i
miei pregiudizi sulle pellicole francesi e poi tutto sommato questi
pregiudizi non li ho neppure seriamente visto che alla fine non mi
lascio influenzare e ogni volta vado ugualmente al cinema sperando di
assistere a una rappresentazione meritevole. E' questo il caso de Il
riccio. Il film è tratto dal libro L'eleganza del riccio
di
Dopo che la programmazione della rassegna del Giovedì ha indugiato per diverse settimane su commedie, questo film segna il ritorno al genere drammatico. Il nastro bianco è un'opera di Haneke,
Ultimamente le commedie vanno per la
maggiore alla rassegna del Giovedì. Anche questa settimana il titolo
selezionato ricade in questo genere: si tratta infatti di Motel
Woodstock di Ang Lee.